Candy Candy

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"Incontro nel vortice" di Alys Avalos, Traduzione della più famosa fanfiction di Candy in lingua spagnola

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view post Posted on 2/5/2013, 01:18           Quote
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Ragazze, la lunga attesa è finita! Perdonatemi per il ritardo biblico ma negli ultimi tempi sono stata, e sono tuttora, piuttosto presa. Mi scuso con tutte voi e con Kiara, avendole causato questa pausa forzata, anziché darle una mano. :mizia: A Kiara va anche il mio sentito grazie per la preventiva visione di questa parte che, finalmente!, vi posto.

Baci e buona lettura a tutte.
:giusy:


CAPITOLO XV - PARTE II - QUELL'INVISIBILE VINCOLO DEL CUORE

(prosieguo parte II)




La ragazza fremette a ogni sillaba di quelle parole che le sfioravano la pelle morbida come una carezza.

Rimasero in silenzio per un po', il giovane in piedi dietro di lei che guardava il caminetto: entrambi intuivano parole che non avevano bisogno di essere dette. Dopo, Candy si sbottonò il soprabito e lui l’aiutò a toglierselo, per poi appenderlo accanto al suo impermeabile ad un appendiabiti lì vicino. La ragazza si avviò in silenzio verso le scale che portavano al secondo piano e con la netta percezione del braccio di Terence attorno alla vita salì verso la camera da letto.

Lui la guidò lungo il corridoio fino alla camera principale. Quando la giovane aprì la porta fu sorpresa dalla piacevole vista di una camera da letto decorata di bianco, in contrasto con mobili in legno e qualche accessorio azzurro qui e là. In altre circostanze Candy si sarebbe soffermata a lungo ad ammirare ogni dettaglio della stanza, dalle grandi finestre coperte da tende di pizzo e velluto al letto a baldacchino, ma la calda presenza accanto a lei non le lasciava pensare a nient’altro che non fosse all'incontro intimo che sapeva bene stava per avvenire. Sentì sul collo il respiro di Terence che la girò teneramente verso di sé per guardarla negli occhi. Un senso di déjà vu riempiva l'aria e faceva tremare la ragazza in previsione degli attimi successivi.

Lui la attirò ancora più vicino e le bisbigliò all’orecchio con il più dolce dei toni.

- Ho avuto tanta paura – le confessò in un mormorio soffocato. – Sentivo che eri viva, da qualche parte, ma ogni evidenza diceva che eri morta. Ero così confuso, non sapevo se credere alle voci nella mia anima o alle prove che mi confermavano di averti persa per sempre.

Candy sollevò il viso e si perse negli occhi verdazzurri che la guardavano dalle loro profondità liquide. Alzò la mano e accarezzò la guancia dell'uomo con tutta la dolcezza del suo cuore innamorato e sollevandosi sulle punte sfiorò la guancia di Terence con un dolce bacio, cingendogli il collo con le braccia.

- Va tutto bene ora, amore mio, - gli mormorò all’orecchio, - andrà tutto bene da qui in avanti, - lo rassicurò teneramente.

Rimasero abbracciati senza proferir parola, godendo semplicemente del reciproco calore mentre le ultime tracce di paura si dissolvevano.

- Sai? – le disse poi lui, sciogliendosi la cravatta e prendendo la catenina che portava sotto la camicia - credo che questo sia tuo. Devo ammettere che funziona davvero - aggiunse, porgendole il crocifisso.
- Allora anch’io ho qualcosa da restituirti – rispose lei e, senza rendersi conto della sottile seduzione del suo gesto, si slacciò i primi due bottoni della camicetta per togliersi la catenina d'argento con l’anello di smeraldo, che tornò al suo proprietario. Il giovane sorrise e prese l'anello lasciandolo distrattamente su un tavolo vicino, più interessato al collo madreperlaceo che aveva davanti agli occhi.
- Sei tu il gioiello che davvero mi interessava recuperare, - le disse abbracciandola di nuovo. Terence affondò il viso nei capelli biondi della ragazza, mentre il suo profumo di rose gli invadeva i sensi, risvegliando in lui rinnovati desideri. - Il tuo profumo… - disse aspirando profondamente il profumo dei capelli della giovane - il tocco delicato della tua pelle… ti prego, chiama ancora il mio nome perché ho bisogno di ascoltarti all'infinito per credere che tu sia qui con me.
- Terence – mormorò lei - sono davvero qui, Terence. La separazione è finita… Terence.
- Il tuo sapore – disse lui prima che le sue labbra coprissero quelle di lei con rinnovata passione.

L’uomo esplorò con ardore la bocca della giovane, ormai incapace di controllare oltre il suo desiderio e Candy sentì che il suo corpo veniva avvolto da un calore che cominciava a crescere dal suo ventre, facendola sentire in preda alle vertigini, mentre le mani di Terence esploravano con desiderio le sue curve. Chiuse gli occhi e si abbandonò alla gratificante sensazione della sua bocca di lui che inondava liberamente la sua. Non ci volle molto perché la giovane rispondesse alle carezze del marito con la medesima passione. – Ti ho desiderato così tanto da sentire male al corpo per non poterti avere e riversare su di te tutto il mio desiderio, - sussurrò lui mentre affondava la bocca nel collo di lei. La giovane avvertiva chiaramente che il suo corpo si stava arrendendo agli approcci del marito, accondiscendendo ai suoi desideri, dando e prendendo in quello scambio d'amore. Si avviarono a passi lenti verso il letto, togliendosi nervosamente i vestiti che erano diventati inutili.


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Le labbra di Terence si incurvarono in un sorriso mentre volavano freneticamente su ogni centimetro della pelle incredibilmente bianca della ragazza, mentre le scopriva il corpo con le mani. Sorrise e rise dolcemente, soffocando il riso nella valle misteriosa in cui il cuore di sua moglie batteva all'impazzata. Sentì il forte battito sotto le forme voluttuose che stava assaporando avidamente, sentendola viva, al suo fianco, donarsi a lui ancora una volta. Erano a casa, insieme. Il suo sorriso si allargò e la gioia raggiunse nuove vette.

Candy dovette ammettere di aver desiderato quel momento con tutte le sue forze. Aveva sognato di unirsi al corpo di lui proprio come stava facendo in quel momento ma, ad essere onesta con sé stessa, si rese conto che i suoi sogni non potevano essere paragonati alla realtà; ricordò la prima notte che avevano trascorso a Parigi e avvertì chiaramente che questa volta sarebbe stato tutto diverso. Lui la spogliava con mani veloci, consumandole con labbra ardenti ogni centimetro di pelle mentre le esplorava il corpo. Questa volta lo sentiva più bramoso, quasi rasentasse la disperazione, ma lei non aveva paura, era invece ugualmente desiderosa di prendere e di essere presa.

I lunghi mesi in cui erano stati lontani l'uno dall'altra, l'attesa straziante, l'idea che lei fosse morta, gli incubi che la ragazza aveva avuto mentre lui combatteva nell’Argonne... tutte queste terribili paure che li avevano ossessionati e tutti questi ardori giovanili repressi per tanto tempo in un attimo si scontrarono ed insieme diedero origine ad un nuovo fuoco. La fiamma divampò di scintille scoppiettanti facendo rinascere la passione libera, più intensa, più audace, più aperta, senza paure… senz’altro limite che non fosse il desiderio d'amore che li spingeva a compiacersi a vicenda.

Rapiti dal suono di una corda magica che solo i loro cuori riuscivano a sentire, i due corpi non persero molto tempo prima di iniziare a condividere il loro calore. Di fuori una pioggia danzante di leggeri fiocchi di neve incominciava a cadere sul quartiere e il freddo invernale gelava le poche foglie secche rimaste sulle querce del giardino dietro casa. Ma per i padroni di casa il vento gelido che soffiava sul tetto passava completamente inosservato perché all’interno della camera i loro corpi nudi si riscaldavano in un tenero abbraccio, mentre le loro gambe si intrecciavano sotto le coperte e il fuoco del camino illuminava la penombra della camera bianca.

Il corpo di Terence coprì la silhouette sinuosa di Candy in modo che ogni arto dell’uomo incontrava la sua controparte nella donna. Le mani di lui si incontrarono con quelle di lei, più piccole e morbide, la punta di ogni suo dito si congiunse a quelle di lei, incendiando la pelle della giovane. L’indice della mano destra del giovane sentì l'anello nuziale al dito della ragazza, e il tocco del metallo gli disse che non stava vivendo un sogno. Stava facendo l'amore con sua moglie, nello stesso letto dove tante volte l’aveva sognata con disperato dolore. Sotto di lui, lei godeva delle sue amorose e sensuali carezze, abbandonandosi completamente alle sensazioni che condividevano, mentre lo accarezzava nel modo più intimo in cui una donna potesse farlo.

Dalla passione espressa nei dolci gemiti di lei, Terence seppe che sua moglie era pronta a conoscere tra le sue braccia le carezze più ardite che l'amore possa ispirare. Lui sorrise di nuovo, sapendo che avevano da imparare insieme ancora tanti nuovi modi per compiacersi l’un l'altra, ma non avevano fretta: la notte era ancora giovane e dopo quella ne sarebbero venute ancora molte altre. Così si amarono senza inibizioni, nel modo fresco e puro con cui concepivano amare ed essere amati, in un modo che avrebbe potuto scandalizzare i puritani e gli ipocriti pudichi del loro tempo, nel modo in cui Dio ha disegnato l'amore in tutta la sua perfezione.

Si donarono l’uno all’altra, risero, scherzarono, parlarono e si confidarono reciprocamente i loro segreti, condivisero la loro musica interiore viaggiando nella marea di un sonno tranquillo. Il primo sonno assoluto e totale di cui lui poté godere dopo tanto, tanto tempo. L'ultima cosa che riuscì a ricordare di quel momento fu il peso di una testa dorata sul suo petto nudo e il suono tranquillo del respiro di Candy che dormiva.

:darling I love u:



La ragazza si sedette sul letto e contemplò la figura del giovane abbandonato ai suoi sogni, che lei immaginava fossero piacevoli perché sembrava profondamente addormentato e tranquillo. Osservò in silenzio la linea delicata del suo profilo e i capelli di seta che gli arrivavano al collo e splendevano alle fiamme, ormai fioche, del camino. Candy chinò il capo e posò delicatamente un bacio sulla guancia del marito.

- Sogni d'oro, Terence - sussurrò.

La bionda si guardò intorno nella stanza in penombra e le venne in mente un’idea. Camminò lentamente verso la porta sperando che fosse l'entrata del bagno e per sua fortuna non si era sbagliata. Qualche minuto dopo uscì dalla doccia avvolta in un asciugamano bianco, con i capelli ribelli che le cadevano in riccioli umidi sulla sua schiena seminuda e rabbrividendo dal freddo. Si asciugò i capelli con l'asciugamano e cominciò a chiedersi dove l’autista avesse lasciato il suo bagaglio; si guardò intorno ma non riuscì a trovarlo da nessuna parte.

- Grandioso! - disse - ora sono nuda, al freddo e i miei pigiami si sono persi.

Vide allora che c'era una grande cassa di legno ai piedi del letto sopra la quale qualcuno, forse la cameriera, aveva lasciato una serie di pigiami puliti e, pensando che in quel momento qualunque cosa sarebbe stata meglio di niente, decise di provarseli. Tuttavia, quando si rese conto che erano troppo grandi per lei, indossò solo la camicia lasciando da parte i pantaloni; un paio di pantofole di pelle che trovò vicino alla cassapanca, anche queste troppo grandi per i suoi piedi, completarono il suo buffo abbigliamento.

Candy lasciò la camera da letto e si diresse al piano di sotto, accendendo le luci mentre camminava lungo i corridoi e per le scale; si guardò intorno con occhi curiosi. Aveva deciso di fare un giro per conto suo nella sua casa, dal momento che suo marito non le aveva permesso di osservarla bene quando erano arrivati, anche se non aveva di che lamentarsi.

Lasciò dietro di sé il salotto e si diresse verso la sala da pranzo e poi in cucina, rendendosi conto di quanto la casa fosse grande e chiedendosi quanto tempo ci sarebbe voluto per pulirla. Aveva sentito dire che Terence aveva dei dipendenti che si occupavano della casa e si domandò come sarebbe stato gestire una casa con domestici e tutto il resto. Era strano ma, benché Candy fosse vissuta come una Andrew per parecchio tempo, non aveva mai dovuto gestire una casa. La vita era molto più semplice quando aveva solo un piccolo appartamento di cui poteva prendersi cura di persona ma, naturalmente, un posto così piccolo non sarebbe stato adatto a crescere una famiglia.

- Come fa la zia Elroy a gestire tanti dipendenti? - si chiese lei e poi non poté fare a meno di ridere immaginandosi nei panni dell’anziana, mentre comandava tutti a bacchetta, accigliata e con il naso in aria. – No, non credo che potrò mai essere come lei - concluse con un ampio sorriso mentre contemplava le stoviglie e l'arredamento.

Vagò per le stanze per un bel po' e scoprì che le altre camere da letto al secondo piano non erano ammobiliate e il sottotetto era praticamente vuoto. Continuò il suo giro finché trovò una stanza che, a differenza del resto della casa, aveva uno stile particolare che parlava del suo proprietario con innegabile fedeltà.

C'era una grande libreria con ante a vetro, un camino in pietra decorato con tartan nella parte superiore e un paio di armadi pieni di documenti, altri libri e ogni sorta di "souvenirs", sicuramente frutto dei continui viaggi di Terence per il paese. In un angolo della stanza e proprio vicino alla finestra, c'era un elegante scrittoio con sopra una macchina da scrivere, pile di carta, penne e altri articoli di cancelleria sepolti tra le carte. Di fronte al camino c’era un divano coordinato con il resto del rivestimento dei mobili e con il tappeto persiano che giaceva sul pavimento in parquet lucido. Tre lampade da terra, collocate in posizioni strategiche, e un candelabro illuminavano la stanza e un grammofono su un tavolino completavano la composizione dell’insieme.

Candy curiosò per un po', finché i suoi occhi furono catturati da una nave in scala che decorava la mensola del camino: si avvicinò e i suoi occhi verdi si aprirono per lo stupore quando si accorse che era un modello del Mauretania. Lo sguardo della ragazza ripercorse il ponte di prima classe, mentre i ricordi le inondavano la mente.

“Non posso crederci!” disse profondamente commossa mentre, con gesti delicati, toccava il balocco con la punta delle dita “Non avrei mai pensato che ricordasse tutto questo in modo così chiaro... È la nave dove ci siamo conosciuti!”

Candy rimase lì in piedi, a fissare il piccolo transatlantico per un po' finché si stancò e decise di sedersi sulla poltrona che era sicuramente il posto di Terence quando lavorava. Da solita curiosona qual era, la biondina non resistette a lungo dal finire per curiosare tra le carte che ricoprivano il tavolo. Trovò una copia de "La bisbetica domata" tutta piena di frasi sottolineate e note a margine, con una grafia che conosceva bene; insieme al libretto c’era un’agenda con una lista di appuntamenti, per lo più prove, già stabiliti per il mese di gennaio.

Continuò la sua ispezione finché trovò un manoscritto che era chiaramente un’opera teatrale, ma la maggior parte della sceneggiatura era scritta a mano.

“Vediamo... Cosa sarà questo?” disse ad alta voce leggendo il titolo, “ ‘Ritrovarsi’ ... Non ho mai sentito parlare di quest’opera”.
- Non lo sai che ficcare il naso nella proprietà privata altrui non è da persone educate? - domandò una voce maschile con un accento così adirato che fece saltare la bionda dalla paura.
- Terence! - protestò la ragazza - Mi hai spaventata! - disse all'uomo che era davanti a lei, con indosso solo i pantaloni del pigiama che lei aveva lasciato sul cassettone.
- Era quello che volevo! - rise di cuore lui, molto divertito dal viso spaventato di Candy – Miss Pony non ti ha mai detto che non è da signora andare in giro curiosando come stai facendo tu?
- Molto spiritoso! – rispose lei facendogli una linguaccia - ho solo... - Fece una pausa e esitò - semplicemente non riuscivo a dormire, ecco tutto.
- E hai pensato che il mio studio sarebbe stato un buon posto per divertirti. Sono davvero arrabbiato con te signora Grandchester, - la rimproverò, aggrottando la fronte con finta serietà.
- Dai, non fare il broncio! – disse lei con voce dolce, alzandosi e andando lentamente verso di lui – diventi vecchio e brutto quando fai una tempesta in un bicchier d'acqua, - sorrise accattivante accarezzando delicatamente il petto nudo del giovane - Dimmi che non sei arrabbiato – disse in tono ammiccante.
- Lo sono ancora – resistette lui, anche se l’aveva già presa in braccio.
- Dimmi che non sei arrabbiato – ripeté lei e l'uomo, che si era ormai sciolto come una gelatina, cominciò a corrispondere al bacio della moglie.
- Come potrei essere arrabbiato con te? –Balbettò lui intensificando l’abbraccio.


(continua...)

Edited by candyforever - 27/2/2014, 22:35

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Terruce, anata ga suki desu, hoka no dare yorimo



« Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. »

Immanuel Kant



Aimer, ce n'est pas se regarder l'un l'autre, c'est regarder ensemble dans la même direction.

Antoine de Saint Exupéry - Terre des Hommes



Toutes les grandes personnes ont d’abord été des enfants. (Mais peu d’entre elles s’en souviennent.)

Voici mon secret. Il est très simple: on ne voit bien qu'avec le cœur. L'essentiel est invisible pour les yeux.

Les grandes personnes ne comprennent jamais rien toutes seules, et c'est fatigant, pour les enfants, de toujours leur donner des explications.

Le Petit Prince, par Antoine de Saint-Exupéry



What is Love? Ask him who lives, what is life; ask him who adores, what is God.
Percy Bysshe Shelley - On love



Te amo

Te amo,
te amo de una manera inexplicable,
de una forma inconfesable,
de un modo contradictorio.

Te amo
con mis estados de ánimo que son muchos,
y cambian de humor continuamente.
por lo que ya sabes,
el tiempo, la vida, la muerte.

Te amo...
con el mundo que no entiendo,
con la gente que no comprende,
con la ambivalencia de mi alma,
con la incoherencia de mis actos,
con la fatalidad del destino,
con la conspiración del deseo,
con la ambigüedad de los hechos.

Aún cuando te digo que no te amo, te amo,
hasta cuando te engaño, no te engaño,
en el fondo, llevo a cabo un plan,
para amarte mejor.

Te amo...
sin reflexionar, inconscientemente,
irresponsablemente, espontáneamente,
involuntariamente, por instinto,
por impulso, irracionalmente.

En efecto no tengo argumentos lógicos,
ni siquiera improvisados
para fundamentar este amor que siento por ti,
que surgió misteriosamente de la nada,
que no ha resuelto mágicamente nada,
y que milagrosamente, de a poco, con poco y nada
ha mejorado lo peor de mí.

Te amo,
te amo con un cuerpo que no piensa,
con un corazón que no razona,
con una cabeza que no coordina.

Te amo
incomprensiblemente,
sin preguntarme por qué te amo,
sin importarme por qué te amo,
sin cuestionarme por qué te amo.

Te amo
sencillamente porque te amo,
yo mismo no sé por qué te amo.

Pablo Neruda



 
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view post Posted on 16/5/2013, 03:56           Quote
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Grazie mille Italiuccia e Miss Pony per essere passate e per il vostro affetto! :giusy: :giusy: :giusy:

Forumelline belle, eccomi qui. Prima di postare la fine della seconda parte del capitolo XV e di ripassare il testimone alla nostra Kiara vi devo però dire che questa parte... ehm... ebbene, sì: non l'ho tradotta iono ma una forumella che nel campo delle traduzioni è un marchio, un nome, una garanzia! yes3d-respect-43Su, su, è facile: ma certo! La mitica Sailor74!!! In questo periodo sono piuttosto presa e quel tesoro :tesoro: di Ilaria, vedendomi arenata come una balena spiaggiata, si è offerta di venirmi in aiuto :giusy: :giusy: :mizia:. Come potrò mai ringraziarla? Ma certo! Forse ho trovato!
Guarderò Koizora almno 777 volte :risata: :giusy: :auri:
Auguro buona lettura a tutte e ringrazio ancora una volta Kiara per avermi dato l'opportunità di partecipare, seppure in minima parte, data la mia deplorevole latitanza, a qusto progetto. Grazie, Kiaretta! :mizia:DISEGNO170



CAPITOLO XV - PARTE II
QUELL'INVISIBILE VINCOLO DEL CUORE




"Oh, Terence, sei una persona migliore di quanto tu non sia disposto ad ammettere", disse la giovane con un risolino giocando con i suoi capelli, dopo che le loro labbra si erano sciolte dal bacio.

"Davvero? E cosa ho fatto per meritare questo complimento?" chiese lui, divertito.

"Beh, molte cose, ma l’ultima che ho scoperto è questa", rispose lei, indicando il modellino del transatlantico.

"Ah, capisco!" ribatté lui, comprendendo cosa avesse voluto dire, "è buffo, quando ho preso questo giocattolino non avrei mai immaginato che un giorno l’avresti visto".

"Davvero?" commentò la giovane, confusa. "Pensavo che l’avessi preso appositamente per me per farmi una sorpresa".

"Mi spiace deluderti su questo punto, madame, ma. . .si è trattato di…", esitò, sfiorandosi una tempia, "…di un capriccio che mi sono tolto quando ho acquistato questa casa, una specie di ricordo."

"Vuoi dire che hai acquistato questo modellino quando tu. . ." tentò di dire lei, per poi interrompersi a metà frase.

"La risposta è sì," rispose lui, comprendendo le sue parole, "l’ho preso quando ero ancora fidanzato con Susanna”, ammise con riluttanza. "Una delle tante cose senza senso che ero solito fare a causa tua”, aggiunse in tono più scherzoso.

"Terry," mormorò lei, perplessa.

"Vediamo se riesco a spiegarmi meglio”, rispose il giovane prendendole la mano tra le sue e facendola accomodare su un divano, mentre accendeva il fuoco nel camino, "Una volta mi hai detto che quando eravamo separati continuavi a pensare a me, sebbene non volessi. Non è così?"

"Sì, è proprio così".

"Beh, accadeva lo stesso a me e per un po’ ho cercato di lottare contro questo sentimento, credendo di dover dimenticare tutto quello che mi ricordava te", proseguì Terence prendendo posto accanto a lei mentre il fuoco crepitava nel camino.
"Con il tempo mi sono reso conto che era impossibile e decisi che sarebbe stato meglio accettare il fatto che, malgrado la distanza e le circostanze, saresti stata sempre nel mio cuore. Poi, quando ho comprato questa casa che credevo potesse essere una dimora per Susanna, mi sono segretamente detto che sarebbe stato anche un luogo dove ricordare che un tempo avevo conosciuto il vero amore. Così ho arredato il salotto esattamente come quello di mio padre nella sua villa in Scozia, ho trovato il modellino per caso in un negozio di anticaglie e poche altre cosette. Solo per avere qualcosa che mi parlasse di te ogni giorno, per averti sempre vicina, in un certo senso. So che non è stato molto delicato e non mi ha decisamente aiutato nel mio rapporto con Susanna, ma non ho potuto farne a meno. Una delle mie tante bizzarrie, immagino. Che ne pensi?" concluse, infine, rivolgendole uno sguardo interrogativo.

"Penso che ti amo con tutte le tue bizzarrie, Terry” rispose lei dolcemente, per poi interrompersi per un secondo.

"Che cosa c’è?" le domandò lui, incuriosito.

"Hai detto che hai preso anche altre cose", rispose lei con tono allusivo.

"Sei veramente una curiosona!" ridacchiò lui, "Potrei dirtelo, ma se ti confidassi i miei segreti cosa otterrei in cambio?"

"Ti ripagherei condividendo i miei. Ho scritto un diario per te, che sarei lieta di barattare con una tua confessione”, lo ricattò lei.

A quel punto, toccò a Terence lasciarsi prendere dalla curiosità e decise pertanto di accondiscendere alla richiesta di Candy e indicarle i piccoli dettagli che aveva disseminato per la stanza. In uno dei cassetti vi era un cofanetto con le lettere che Candy gli aveva scritto da Chicago, unitamente ad una pila di fogli scribacchiati su cui aveva riversato le parole che avrebbe voluto dire alla giovane, come se avesse potuto parlarle. In quelle righe, le spiegava che aveva scelto la casa come se fosse stata per lei, circondata da alberi su cui avrebbe voluto arrampicarsi insieme a lei e vicina ad alcuni laghetti artificiali, perché sapeva che lei amava ammirare il sole al tramonto che si specchiava sull’acqua. Le raccontava, inoltre, la storia di come avesse trovato il modellino della nave su cui si erano conosciuti e un disco dello stesso valzer sulle note del quale avevano ballato la prima volta.

Leggendo le cose che aveva scritto ed ascoltando la sua confessione, la giovane non poté evitare di sentire un tuffo al cuore, rendendosi conto di quanto Terence avesse sofferto durante la loro separazione e di quanto fosse stata infausta la sorte di Susanna nell’amare un uomo che non era mai stato in grado di ricambiarla con la stessa devozione. Fortunatamente, il giovane non raccontò mai alla moglie che Susanna aveva scoperto i segreti che custodiva nello studio. Consapevole della sensibilità di Candy, Terence aveva scelto di mantenere il riserbo su questo punto, sapendo che non avrebbe avuto alcun senso turbare il nobile cuore della giovane con quel triste ricordo. Dopotutto, il giovane sentiva che era giunto il momento di voltare pagina una volta per tutte sugli errori del passato, a cui nessuno sarebbe più stato in grado di rimediare ormai.

"Oh Terence", sussurrò lei una volta terminata la lettura, mentre una lacrima scendeva silenziosa sulla sua guancia.

"Suvvia" le disse lui teneramente, timoroso di aver ferito il suo animo sensibile, "Non ti ho mostrato tutto questo per farti piangere. Siamo insieme adesso ed è l’unica cosa che conta".

"Ti amo così tanto!" fu l’unica cosa che riuscì a dire mentre lo stringeva a sé, desiderosa di cancellare i dolori che lo avevano afflitto in passato.

Lui la accolse tra le sue braccia, cullandola dolcemente, mentre il loro silenzioso calore li aiutava a comprendere che gli ultimi tristi passaggi della loro storia erano già stati scritti e che ora toccava a loro continuare il racconto per il meglio. Rimasero abbracciati per un po’, ma un secondo dopo lui si ricordò del diario che lei aveva promesso di consegnargli.

"Mi devi qualcosa, se non ricordo male e pretendo di avere la mia ricompensa adesso!" le disse in tono scherzoso.

"Dammi solo il tempo di andare a prenderlo", rispose lei, lasciando lo studio e correndo in salotto doveva aveva lasciato la sua borsa. Al suo ritorno, Candy trovò il coraggio di spiegare a suo marito che gli aveva mentito, o meglio, gli aveva nascosto la verità riguardo al periodo in cui aveva lavorato presso l’ospedale da campo nei suoi ultimi giorni in Francia. Il giovane ascoltò il suo racconto e poi lesse in silenzio il suo diario.

"Dunque. . ." esordì lei, una volta che lui ebbe terminato la lettura, "mi perdoni per averti mentito?"

"Candy, hai messo a rischio la tua vita e mi hai negato il diritto di saperlo", le rispose in tono riprovatorio.

"Lo so, Terence, ma non volevo che ti preoccupassi per me”,ribatté lei abbassando lo sguardo.

"Intendi fare lo stesso ogni volta che avrai un problema? Mi nasconderai la verità per evitare che mi preoccupi per te?" le chiese, ormai serio, alzandosi in piedi e adagiando il diario sulla scrivania, chiaramente infastidito da quel pensiero. Resasi conto che questa volta non stava scherzando, Candy lo seguì, cercando di trovare un modo di fargli dimenticare la questione.

"Ti prometto che non accadrà, amore mio. È stato solo quella volta perché non c’era nulla che potessi fare per me. Avrei soltanto reso più difficili i tuoi giorni al fronte", rispose lei con tono suasivo, mentre con l’indice disegnava dei piccoli cerchi sul petto del giovane.

"Non farlo!" l’ammonì lui, mentre un accenno di sorriso gli increspava le labbra.

"Fare cosa?" domandò lei, solleticandogli i lobi delle orecchie con le labbra.

"Sciogliere le mie difese in questo modo", rise lui.

"Davvero?" rispose lei, con voce velata. "Significa che mi perdoni?"

"Significa che non c’è nulla da perdonare. Capisco che l’hai fatto perché mi ami. Ti prego solo di non farlo più. . . e", fece dunque una pausa, interrotto da un appassionato bacio sulle sue labbra.

"E. . . "

"E tu sei una piccola strega lentigginosa capace di mille trucchi!" le disse sollevandola per la vita e adagiandola infine sul divano, dove diedero seguito alle loro schermaglie d’amore finché non iniziarono a sentire freddo, decidendo dunque di rintanarsi nel calore del loro letto.

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"Terence", gli chiese lei, accoccolata tra le sue braccia.

"Huhh?" rispose lui, già mezzo addormentato.

"Che cos’è quel manoscritto nel tuo studio?" gli domandò, "quello intitolato Ritrovarsi".

"Lo hai letto?" le chiese lui, sorpreso.

"Solo il titolo", rispose lei con sguardo innocente. "Ho fatto qualcosa che non avrei dovuto?"

"Beh, non esattamente. Si tratta di. . .", esordì lui, interrompendosi per un attimo, "di una cosa che ho scritto. . . una specie di sorpresa per te. Ma devo ancora rifinire alcuni dettagli", le spiegò.

"Hai scritto un’opera?!" esclamò lei, saltando su a sedere sul letto e sbarrando gli occhi a tal punto che Terence pensò di affogare in una laguna verde, "Non avrei mai immaginato che fossi interessato a diventare uno scrittore!"

"È solo un esperimento", le rispose ridendo, "Non so neppure se sarò mai preso in considerazione come scrittore, ma è una di quelle cose che vanno tentate almeno una volta nella vita".

"Come la prima volta che Albert andò in Africa, immagino", ribatté lei, poggiando la testa sul suo petto, "sebbene non si possa mai conoscere l’esito di determinati esperimenti".

"Credo che correrò il rischio", rispose il giovane. "Non si tratta di gran cosa e non so neppure quale accoglienza riceverà. I critici sanno essere molto duri con gli scrittori esordienti”, le spiegò con una punta di insicurezza.

"E cosa è più importante per te?" gli chiese incuriosita, "l’opinione dei critici o quella del pubblico?"

Lui le sorrise, consapevole che il suo commento apparentemente ingenuo nascondeva una saggia verità.
"Una cosa su cui riflettere, giusto?" le disse baciandola sulla fronte.

"Forse, ma c’è una cosa che non mi hai ancora spiegato", proseguì lei, "hai detto che l’opera che hai scritto era una sorpresa per me. Significa forse che l’hai dedicata a me?" gli chiese con un tenero sorriso.

"Certo, alla fastidiosa ragazza lentigginosa con amore", le rispose ridacchiando, mentre le accarezzava la guancia con il dorso della mano.

"Hey! Non mi sembra granché romantico", si lamentò lei.

"Ummmm, potrei considerare l’eventualità di cambiare la dedica, ma devi ispirarmi", insinuò lui con sguardo malizioso.

"Va bene così?" domandò lei, baciandolo sulla guancia.

"Tentativo alquanto fiacco. Puoi decisamente fare di meglio", rispose lui in tono scherzoso, "Intendevo piuttosto qualcosa del genere", disse lui cogliendola di sorpresa e prendendo possesso delle sue labbra. Lei rispose all’abbraccio dimenticando per un attimo la sua curiosità.

"Aspetta", disse infine lei, interrompendo il bacio, "quando potrò leggere la tua opera?"

"Presto, non appena l’avrò terminata. Ti prometto che sarai la prima a farlo, ma ora ti prego di continuare con la tua opera di convincimento. Ti do tempo fino all’alba".

Fine della II parte del capitolo XV

Edited by candyforever - 16/5/2013, 13:25

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Terruce, anata ga suki desu, hoka no dare yorimo



« Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. »

Immanuel Kant



Aimer, ce n'est pas se regarder l'un l'autre, c'est regarder ensemble dans la même direction.

Antoine de Saint Exupéry - Terre des Hommes



Toutes les grandes personnes ont d’abord été des enfants. (Mais peu d’entre elles s’en souviennent.)

Voici mon secret. Il est très simple: on ne voit bien qu'avec le cœur. L'essentiel est invisible pour les yeux.

Les grandes personnes ne comprennent jamais rien toutes seules, et c'est fatigant, pour les enfants, de toujours leur donner des explications.

Le Petit Prince, par Antoine de Saint-Exupéry



What is Love? Ask him who lives, what is life; ask him who adores, what is God.
Percy Bysshe Shelley - On love



Te amo

Te amo,
te amo de una manera inexplicable,
de una forma inconfesable,
de un modo contradictorio.

Te amo
con mis estados de ánimo que son muchos,
y cambian de humor continuamente.
por lo que ya sabes,
el tiempo, la vida, la muerte.

Te amo...
con el mundo que no entiendo,
con la gente que no comprende,
con la ambivalencia de mi alma,
con la incoherencia de mis actos,
con la fatalidad del destino,
con la conspiración del deseo,
con la ambigüedad de los hechos.

Aún cuando te digo que no te amo, te amo,
hasta cuando te engaño, no te engaño,
en el fondo, llevo a cabo un plan,
para amarte mejor.

Te amo...
sin reflexionar, inconscientemente,
irresponsablemente, espontáneamente,
involuntariamente, por instinto,
por impulso, irracionalmente.

En efecto no tengo argumentos lógicos,
ni siquiera improvisados
para fundamentar este amor que siento por ti,
que surgió misteriosamente de la nada,
que no ha resuelto mágicamente nada,
y que milagrosamente, de a poco, con poco y nada
ha mejorado lo peor de mí.

Te amo,
te amo con un cuerpo que no piensa,
con un corazón que no razona,
con una cabeza que no coordina.

Te amo
incomprensiblemente,
sin preguntarme por qué te amo,
sin importarme por qué te amo,
sin cuestionarme por qué te amo.

Te amo
sencillamente porque te amo,
yo mismo no sé por qué te amo.

Pablo Neruda



 
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view post Posted on 25/5/2013, 14:24           Quote
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CAPITOLO 15
PARTE 3.1
A CASA



Una spessa coltre di neve ricopriva il paesaggio mentre una limousine avanzava lentamente all’orizzonte. Fuori dalla finestra il paesaggio era soleggiato, i raggi si riflettevano sulla neve tra gli alberi. Un’anziana sedeva in una sedia a dondolo con un ricamo tra le mani, creando figure complesse con precisi movimenti dell'ago tra un punto e l'altro. Sapeva che le restava poco tempo e doveva lavorare a ritmo sostenuto se voleva finire quel lavoro per il giorno prefissato.
Dal corridoio si udì un rumore di passi femminili e un secondo dopo qualcuno si affacciò sulla porta con eccitazione.
- Vieni avanti, cara – chiamò l'anziana, e una giovane dai capelli neri legati in una coda di cavallo con nastri di seta entrò nella stanza.
- Miss Pony! – disse la ragazza a corto di fiato per l'emozione - Sta arrivando! L'auto ha appena svoltato la curva!
- Mio Dio Annie! Ne sei sicura? – chiese la donna gettando da parte il suo ricamo.
- Certo! Venga con me, Miss Pony! Andiamo a riceverla! – disse la brunetta porgendo la mano delicata all’anziana che la afferrò con un gesto nervoso. Le due donne uscirono dalla stanza e si diressero verso l’ingresso principale.
- Stai bene, Annie? - chiese miss Pony sentendo la mano della giovane tremare.
- Sono solo un po’ nervosa. Non so se riuscirò a fingere che tutto vada bene tra Archie e me – confessò.
- Non preoccuparti, bimba mia – disse Miss Pony cercando di animarla - Noi ti aiuteremo. Io e Suor Maria siamo molto orgogliose del tuo coraggio.
Annie assentì, grata in cuor suo per l’appoggio di Miss Pony.
All’esterno si era già radunata una piccola folla. I bambini più grandi aiutavano i piccoli a salire sulla recinzione per vedere meglio l’auto lussuosa che si stava avvicinando. Suor Maria osservava la scena in silenzio, stringendo un fazzoletto come se volesse spremerlo. Miss Pony ed Annie si unirono al gruppo e l’anziana si pulì gli occhiali sul grembiule, tentando di distinguere la piccola macchia rosa che, sporgendo da un finestrino dell’auto, ondeggiava nel vento come una bandierina.
Quando la vettura si avvicinò, Miss Pony vide che la bandierina era un lembo di chiffon attorno a un elegante cappello sopra una testa bionda, i cui ricci volteggiavano anch’essi nell’aria.
- Suor Maria, è la nostra Candy! – gridò Miss Pony mentre la sua voce veniva coperta dalle acclamazioni e dai gridolini che si levavano per salutare i nuovi arrivati. Una giovane donna elegantemente vestita di rosa e grigio uscì dal veicolo, aiutata da un giovane dai capelli castani e dal portamento distinto.
Dall’auto uscirono poi due uomini biondi, ma anche quando i bambini li salutarono con calore, era ovvio che quella mattina il centro dell’attenzione era la giovane bionda dai brillanti occhi verdi che baciava ogni guancia arrossata che le si porgeva con innocente affetto. Alcuni bambini non l'avevano mai vista prima, poiché erano entrati nella casa di Pony durante il periodo di lontananza di Candy, ma avevano ascoltato ogni sorta di racconto sulla sua vivacità e il suo coraggio, incancellabili nella memoria di chiunque avesse frequentato l'orfanatrofio.
Quando Candy ebbe salutato ogni bambino, corse verso l’ingresso dove l’aspettavano gli abbracci di tre donne, le cui preghiere le avevano sempre dato forza nei momenti difficili passati in Francia. Rivedere quei visi sorridenti, quegli sguardi affettuosi che le erano mancati terribilmente, era quasi un sogno: quei cari e indimenticabili volti che aveva amato fin dall’infanzia erano lì, a salutarla e a dirle “Benvenuta a casa, Candice White”.
- Candy! – gridò Miss Pony con voce rotta dall’emozione, facendo un passo avanti. La giovane corse verso l’anziana con le lacrime negli occhi color smeraldo.
- Miss Pony, Miss Pony! – gridò Candy nel vento invernale – Sono io, Miss Pony! Candy! Sono tornata! – ripeteva tra i singhiozzi precipitandosi tra le braccia della donna, sentendosi ancora la bambina di un tempo, che si risvegliava da un incubo e trovava conforto tra le braccia della mamma.
- Bambina mia, bambina mia! – singhiozzava Miss Pony abbracciandola con tenerezza.
- Candy, piccola bricconcella! – la chiamò Suor Maria, e Candy aprì le braccia per includere la religiosa nell'abbraccio.
- Suor Maria! Miss Pony! Le mie madri! Le mie care madri! – fu tutto quello che Candy riuscì a dire, sentendo che il dolore esisteva nel mondo solo per poter godere meglio i momenti felici che si condividono con le persone care.
Le tre donne rimasero abbracciate a lungo, finché tutte le lacrime trattenute per quasi due anni non finirono per sgorgare liberamente. Poi Miss Pony si scostò dalla ragazza per osservarla meglio. La vedeva più alta e sottile. I giorni di duro lavoro l’avevano sicuramente un po’ provata, il leggero pallore delle guance accentuava la carnagione straordinariamente chiara. Tuttavia conservava ancora l’atteggiamento vivace e il colore acceso delle labbra anzi, una nuova luce sfavillante nelle pupille verdi, che le due donne non avevano mai visto prima, la rendevano ancor più attraente, tanto da emanare un'aura di giovinezza e ottimismo che non poteva non contagiare chi le stava accanto.
- Sei così bella ed elegante, bimba mia! – fu tutto quello che l'anziana riuscì a commentare, mentre la snella figura di una giovane bruna si avvicinava al trio.
- Annie! La mia cara Annie! – disse Candy andando ad abbracciare l’amica d'infanzia.
La ragazza abbracciò Candy quasi con disperazione, pensando che quel momento tra le braccia della migliore amica le concedeva la scusa perfetta per dare libero sfogo alla sua tristezza. Annie pianse apertamente, sentendo di aver ritrovato la fonte di forza ed energia che le era mancata per tanto tempo. Ma questa volta non intendeva riversare le sue pene sulle spalle di Candy come in passato, anzi intendeva tenerle per sé e affrontarle da sola. Sentire la presenza di Candy accanto a sé e piangere con lei solo per un istante le dava un senso di liberazione di cui aveva estremo bisogno per trovare il coraggio di continuare il percorso che si era prefissa.
- Ah, Candy! Mi sei mancata tanto! Eravamo tutti preoccupati per te, ragazza testarda che non sei altro! – disse Annie ridendo e singhiozzando, incollata al collo dell’amica.
- Non provare a rimproverarmi, Annie! Non volevo assolutamente farvi soffrire. È solo che dovevo essere là, non sapevo per quanto, ma avevo un appuntamento con il destino a cui non potevo mancare. Tu mi capisci, vero? – chiese Candy cercando di guardare Annie negli occhi.
- Si Candy – ammise Annie con un sorriso timido che le illuminò il viso come un raggio di sole in un giorno di pioggia. – Sono così felice che non posso smettere di piangere!
- Andiamo, non metterti a piangere come sempre ed entriamo in casa. Ho portato regali per tutti! - disse la bionda sorridendo e tutti la seguirono all’interno della Casa di Pony. Il grosso cane che Candy aveva ereditato dal suo primo paziente, nonostante l’età avanzata, saltava tra le gambe di tutti mostrando la gioia di ritrovare dopo tantissimo tempo l’unica padrona che riconosceva.

:heart of rose:



Il Natale alla Casa di Pony non era mai stato così perfetto agli occhi di Candy fin dai tempi in cui lei, Annie e Tom vivevano lì. Miss Pony e Suor Maria le sembravano uguali a come le ricordava prima di partire per la Francia, con in più dipinta in viso la gioia straordinaria di vedere i figli più cari riuniti tutti assieme. Albert era raggiante e traspirava sollievo e soddisfazione da tutti i pori, cosa che rendeva Candy profondamente felice. Quello stesso giorno il signor Cartwright e Jimmy si unirono al gruppo e la giovane fu piacevolmente sorpresa di vedere come quel ragazzo stava crescendo rapidamente tanto da sembrare un adulto. Anche Patty, Tom e nonna Martha arrivarono in mattinata. Ma il culmine della felicità per Candy era essere accanto all'uomo che amava, oltre alla nuova speranza che cominciava a sentir crescere dentro di sé. Era solo un presentimento, ma a stento riusciva a trattenere la sua gioia.
Era impossibile assistere all’incantevole scena che si svolgeva nella casa senza avvertire il calore e la felicità domestica che permeava ogni cosa. Le donne parteciparono tutte alla preparazione del cenone. Miss Pony infornò la sua famosa torta di Natale, Suor Maria preparò il suo ripieno speciale per i tacchini che Candy sacrificò con mano ferma e decisa. Annie preparò l’insalata, Patty un delizioso purè di patate e l’arzilla nonna Martha si occupò del punch con il risultato di mettere troppo brandy, rendendo la bevanda troppo forte per le signore.
Nel pomeriggio le tre ragazze decorarono l’albero di Natale che Albert aveva portato da Lakewood. Con l’abituale agilità Candy salì su una sedia e da lì sul camino per coronare la punta del pino con una stella luminosa, mentre le amiche la guardavano divertite. Più tardi tutta la compagnia si riunì nel salotto per ascoltare i racconti della bionda infermiera su una giovane e caparbia collega dagli occhi scuri che aveva trovato la sua strada in Francia, su un medico coraggioso che aveva salvato la vita di una ragazza in una buia trincea, e su un camion rimasto bloccato nella neve.
Accanto alla giovane Terry ascoltava in silenzio, mentre varie paia d’occhi infantili lo osservavano con gelosia. I bambini più grandi mal digerivano l'idea che la loro Candy si era sposata, e ancora stavano meditando se avrebbero dovuto o meno accettare nella famiglia di Pony quel nuovo membro il cui atteggiamento esprimeva un’innata distinzione, simile a quella del signor Cornwell, ma con un tratto di superbia in più.
Ma da quegli essere intuitivi che da sempre sono, i bambini non tardarono a percepire quei forti fili invisibili che univano la loro beniamina a quell'uomo, e poco a poco compresero che non avrebbero mai potuto respingere qualcuno che amava Candy con tanta evidente intensità. Il ghiaccio si ruppe definitivamente quando la giovane disse ai bambini che Terence aveva combattuto al fronte, informazione che fu accolta da sguardi attoniti , specialmente quello di Jimmy, e seguita da una raffica di domande a cui il giovane aristocratico fu lieto di rispondere. Terry era un narratore naturale e seppe scegliere mentalmente quei dettagli di realtà che potevano essere interessanti e non eccessivamente crudi per il giovanissimo uditorio. Ben presto bambini e adulti si ritrovarono catturati dal racconto, ammaliati dalla voce espressiva dell’oratore che sapeva bene come comunicare al cuore della gente e sedurla con una varietà di modulazioni.
Tutti erano talmente presi dai racconti di Candy e Terry che soltanto Annie notò Archie mentre si allontanava dalla stanza con un’ombra di dolore in volto. La giovane bruna sospirò impercettibilmente e si sforzò di concentrarsi nuovamente nella conversazione. Nonostante la propria pena aveva deciso che era meglio lasciare Archie a combattere da solo i suoi demoni.
Il giovane camminò distrattamente lungo lo stretto corridoio di legno, con le mani sprofondate nelle tasche. Mentalmente ricordò i vari momenti in cui Candy aveva manifestato apertamente il suo affetto verso il marito. La giovane coglieva ogni occasione per guardare Terry con occhi pieni d’amore, regalargli un sorriso speciale, ridere come se condividesse con lui dei segreti che poteva comunicare solo con lo sguardo quando pensava che nessuno la osservasse, rivolgendosi a lui con tenerezza e talvolta con un accenno di passione. Da parte sua il giovane attore non perdeva l’occasione di prenderle una mano o di rubarle un bacio veloce a cui seguiva un sorriso della ragazza.
Le viscere di Archie fremevano di gelosia e dolore a tutte queste dimostrazioni pubbliche di affetto, ma inconsciamente, a ogni nuova conferma dell’amore di Candy verso Terry, il giovane milionario cominciava a sentire che una grande barriera cresceva separandolo sempre di più da quella donna così perdutamente innamorata di un altro uomo. Ciononostante il dolore al petto era sempre così forte che era a stento riusciva a mantenere un atteggiamento stoico.
“Riuscirò mai a superare questo sentimento, Candy? … Quest’amore che la vita ha reso proibito … Quest’amore non corrisposto che non mi ha portato che patimento e ricordi dolci e amari e che ora mi ripaga con l’indifferenza? …” pensò, poi sospirò profondamente per recuperare le forze e rientrò nella sala.

:heart of rose:



Tre nuovi invitati si presentarono inaspettatamente prima di cena. Si trattava di Martin Stewart e due uomini più anziani, uno di piccola statura, con una barba canuta e un’espressione serena, l’altro alto e un po’ sovrappeso. Terence e Albert, che parevano gli unici a non essere sorpresi di quella visita, presentarono i nuovi arrivati.
- Il signor Stewart era il legale di mio padre e ora amministra il mio piccolo patrimonio in Inghilterra – spiegò Terence con semplicità – Gli ho chiesto di venire in America per sistemare alcuni miei affari, ma anche per aiutarmi in una certa questione di cui non ho avuto modo di occuparmi in precedenza. Per favore Candy, non guardarmi così – disse il giovane notando l'espressione perplessa della moglie – Non è esattamente di affari che voglio parlare oggi, ma di te e di me. Albert ha ritenuto fosse una buona idea sistemare le cose qui in presenza di tutti voi, cari amici.
- Ancora non capisco, Terry – rispose la giovane.
- Bene, come tutti sapete – continuò Terry prendendo le mani di Candy tra le sue – questa giovane signora accanto a me mi ha concesso l’onore di diventare mia moglie qualche mese fa, ma il nostro matrimonio a Parigi è stato solamente religioso. Anche se delle convenzioni sociali non m’importa molto, ho pensato fosse bene sposarsi anche civilmente. Ecco perché questi signori sono qui con noi. Allora Candy, vorresti sposarti con me secondo le leggi britanniche e americane?
Gli occhi di Candy assunsero un'espressione dolcissima a queste parole, ma nello stesso tempo la giovane ammutolì, non sapendo come reagire a quella proposta inaspettata.
- Candy! Si suppone che tu dica si! – disse Suor Maria col il tono di rimprovero che le era caratteristico.
A quel richiamo la giovane rise di cuore, contagiando tutto il gruppo. Qualche minuto dopo il matrimonio fu celebrato nella stessa sala. I ragazzi si divertirono a guardare le donne che reagivano tutte con lacrime e sospiri alle frasi di rito pronunciate dal Giudice di Pace. Miss Pony e Suor Maria stentavano ancora a credere a ciò a cui stavano assistendo. Con la mente volavano a quei tempi in cui una Candy di appena quattro anni faceva rumorose irruzioni in quella stessa stanza dove ora stava per firmare il suo atto di matrimonio.
- Miss Pony, non le sembra ieri quando era una cosina piccola piccola? – sussurrò la suora all’orecchio dell’anziana.
- E guardi adesso! È una donna adulta! – rispose Miss Pony tra i singhiozzi.
Mentre le due donne si abbandonavano ai ricordi, l’uomo barbuto continuava il suo discorso. I piccoli occhi si rivolsero alla giovane di fronte a lui e, col suo tono monocorde, chiese:
- Signorina Candice White Andrew, accetta il signor Terence Graham, Conte di Granchester, barone di Suffolk e Lord di Eastwood come suo legittimo sposo?
Candy aggrottò stupita il sopracciglio, rivolgendo uno sguardo interrogativo all’uomo al suo fianco.
- Avevo dimenticato di dirti questi dettagli di me. Ti spiegherò poi – le sussurrò Terry all’orecchio – Ma adesso, per favore, dì solo si – la implorò con un viso talmente buffo che Candy non poté trattenere un sorriso.
- Certo che lo accetto – rispose finalmente rivolgendosi al funzionario che cominciava a sentirsi in imbarazzo di fronte a quella coppia che si scambiava sussurri misteriosi in un momento tanto solenne.
La cerimonia continuò senza altri intoppi e i certificati furono firmati. Più tardi i tre uomini furono invitati a unirsi alla cena di quell'originale famiglia, invito che fu accolto con piacere: lavorare durante le feste era doppiamente faticoso e l'occasione di un buon pranzo non poteva esser persa. Il signor Stewart, uomo che non avrebbe rinunciato alle formalità neanche in mezzo a un terremoto, approfittò del momento immediatamente successivo alla cerimonia per felicitarsi con i novelli sposi.
- Milord, Milady, vogliate gradire le mie più sincere congratulazioni – disse in tono cerimonioso, con un cortese cenno del capo.
- Grazie mille signor Stewart, ma per favore, mi chiami Candy, come fanno tutti i miei amici – rispose la giovane porgendo amabilmente la mano all’uomo.
- Oh no, Milady! – rispose l’uomo con enfasi – Servo la famiglia Granchester fin dai miei anni giovanili, e prima di me lo faceva mio padre. Non potrei mai rivolgermi a nessuno dei suoi membri con una simile confidenza. Vi prego di scusarmi, ma ora siete la Contessa di Granchester, e sempre mi rivolgerò a voi con tutto il dovuto rispetto, Milady – concluse con un sorriso affabile, baciando la mano della sposa.
Candy sospirò rassegnata, ma nella tarda serata, quando lei e Terry si ritrovarono soli, diede libero sfogo alla sua allegria. Nell’intimità della stanza risero e si burlarono del povero signor Stewart e del suo eccessivo senso della forma, fino a ritrovarsi senza fiato e con lo stomaco dolorante.
- Credi la zia Elroy mi accetterà, ora che sono contessa? – chiese Candy tra le risa.
- Forse, sempre che non le secchi che io sia un indecente attore – rispose Terry tra le risa convulse, mentre si toglieva giacca e cravatta.
- Oh no, Milord! Come potrebbe Sua Altezza essere indecente? – si burlò la donna sciogliendo i capelli che le ricaddero sulle spalle come una cascata bionda e riccia.
- Ha ragione, Milady. Il nome della mia famiglia dovrebbe bastare a par passare questi due matti scatenati per una coppia rispettabile – scherzò Terry prendendo di sorpresa la moglie tra le braccia.
- Eppure, credo che in questo momento Sua Altezza non abbia intenzioni molto decenti – disse la giovane con un risolino, sentendosi slacciare il corpetto e accarezzare le spalle scoperte.
- Le mie intenzioni con te sono sempre state più che legittime – affermò il marito deliziandosi lo sguardo con la vista generosa della scollatura della bionda.
- Le mani e gli occhi contraddicono le parole.
- La signora contessa permette a suo marito di amarla, stanotte? – le chiese lui sorridendo, stringendola ancor più stretta a sé e sfiorandole le guance con l’alito.
- Ci sono dei bambini nella stanza accanto! – ribatté lei, sentendosi venir meno sotto le carezze.
- Ma noi cercheremo di essere molto silenziosi – suggerì Terry posando le labbra su quelle di lei. La muta reazione a quel bacio gli fece capire che la sua proposta non stava per essere rifiutata.
Terry finì di sbottonare il corpetto mentre una mano femminile spegneva l’unica luce che illuminava la camera. Il resto della scena fu discretamente coperto dalle ombre della notte.

:rosy heart:



La timida luce lunare era appena percettibile attraverso i vetri della finestra nella penombra della modesta cameretta. Il silenzio era interrotto soltanto da un respiro dolce e ritmico e ogni tanto dal sopito rumore di un corpo che si rigirava tra le coperte. Terence stava seduto sul letto in posizione rilassata, vigilando il sonno della moglie.
I ricci ribelli di Candy erano sparsi sul cuscino e sulle spalle nude, in un delizioso disordine che non poteva smettere di ammirare. Sulla pelle e nel fondo dell’anima perdurava ancora il dolce calore dell’ultimo scambio amoroso. La sensazione era talmente piacevole che, per stanco che fosse, non riuscivva a prender sonno. Gli occhi non si staccavano dalla donna addormentata accanto a lui, cercando di immaginarne i sogni. Rise di sé stesso e della sua possessività che gli facevano desiderare di essere incluso nelle immagini oniriche di lei.
Il giovane pensò che non aveva mai trascorso un Natale bello come quello che aveva appena passato in quel piccolo luogo tra i monti. Dell'infanzia non aveva ricordi felici, e quei pochi erano nebulosi e imprecisai. All’improvviso questo non aveva più alcuna importanza, perché ora la vita sembrava averlo compensato di tutto. Era ben deciso a creare nuovi ricordi con tutti quelli che amava, ricordi caldi, nitidi e indimenticabili.
Sorrise a quei propositi, poi si rese improvvisamente conto di aver sete. Non vide acqua né accanto a lui né in nessun altro angolo della stanza e decise di andarsela a cercare. Si vestì e uscì cercando in tutti i modi di non far rumore per non interrompere il sonno della giovane. Sperava di trovare facilmente quel che cercava nella cucina di quella casa che non conosceva ancora bene.
Terry ringraziò mentalmente il senso dell’ordine di Miss Pony quando trovò immediatamente una grande brocca d’acqua nella piccola ma ben organizzata cucina. Si versò un bicchiere e con quello stava per tornare alla cameretta quando un rumore proveniente da un’altra stanza attirò la sua attenzione. Seguì quella direzione e si stupì di trovare una sagoma umana accanto alla finestra. Il fuoco era ancora acceso nel camino e il rumore che Terry aveva sentito era quello del legno che crepitava nelle fiamme.
- Niente sonno stanotte, Archie? – chiese all’uomo che ancora non si era accorto della sua presenza.
L’altro si voltò a guardare chi lo aveva apostrofato e quando si rese conto di chi si trattava non poté trattenere un moto di fastidio.
- Non sono affari tuoi – rispose con asprezza. Interrotto nel mezzo dei suoi pensieri, e senza nessun altro testimone, Archie aveva completamente dimenticato le sue maniere educate.
Terry fu sorpreso dalla replica del suo antico compagno di collegio e improvvisamente una serie di occhiate, parole e reazioni trattenute nei giorni precedenti acquistarono senso compiuto, facendogli capire che alcune cose, nonostante il passare degli, anni non erano cambiate.
- Allora scusami se ti ho infastidito – disse semplicemente e stava per andarsene, quando la risposta di Archie lo fermò.
- Infastidirmi? Ma se non hai fatto altro da quando sei comparso nella mia vita.
Terry si voltò a guardare Archie dritto negli occhi color ambra in cui si leggeva uno schietto risentimento.
- Bene Archie – cominciò in tono di sfida – visto che sei dell’umore perfetto per una conversazione, mi piacerebbe sapere se è solo nella mia immaginazione questa … ostilità che hai ultimamente nei miei confronti.
- Il tuo intuito mi stupisce! – rispose Archie sarcastico avvicinandosi all’uomo per guardarlo in faccia. – Dai, Terry, non è un segreto che io non faccia parte del club dei tuoi ammiratori. Scusami se non sono abbastanza sedotto dal tuo carisma, come tutti sembrano essere.
- Pensavo che le nostre divergenze passate fossero ormai dimenticate, ma vedo che mi sbagliavo – rispose Terry sorbendo con nonchalance l’acqua dal bicchiere, appoggiando la schiena al muro.
- Le nostre divergenze, come tu le chiami, si riferiscono sempre a una sola questione, e tu sai bene qual è - fu l’amara risposta.
- Fammi un po’ pensare … - disse Terry fingendo di frugare nella mente – Tutto cominciò quando tu entrasti nella mia stanza senza permesso e la cosa non mi fece piacere, per quel che mi ricordo … ma erano stupidaggini da ragazzini. Non credo che questo ti tormenti ancora, Archie. A dir la verità mi domando ancora quale sia il vero motivo della nostra reciproca antipatia ai tempi della scuola.
- È molto semplice! Tu non la meriti! – rispose Archie con ardore guardando il rivale con disprezzo.
- Molto bene … - fece l’aristocratico in tono ironico – Così, dopo tutto questo tempo, la questione è ancora Candy ... Si è sempre trattato di lei, fin dal principio, solo che allora non avevamo il coraggio di ammetterlo. Almeno adesso siamo abbastanza adulti da affrontare la verità. È un bel progresso.
- Molto divertente! – rispose seccamente il milionario – Per te è tutto uno scherzo, vero? Noi non ci capiremo mai.
- Aspetta. Ti sbagli. Su una cosa siamo perfettamente d’accordo – disse Terry staccandosi dalla parete e avvicinandosi all’uomo dai capelli chiari.
- Davvero? E che cosa?
- Dici che non la merito … su questo concordo. Come potrei meritarla? – ammise il giovane attore per la prima volta in tono serio – ma si da il caso che lei abbia fatto le sue scelte – aggiunse.
- Scelte che non capirò mai! Non posso accettare che la persona che l'ha fatta soffrire tanto stia ora godendo dei suoi affetti più profondi! Hai ferito e umiliato Candy quando hai rotto con lei a causa di un’altra donna! – lo rimproverò il giovane con veemenza – L’ho visto con i miei occhi, e adesso … te ne stai qui come se non fosse successo niente!
- E tu credi che in tutto questo tempo io sia stato in un letto di rose? – rispose Terry difendendosi – Ammetto di aver commesso molti errori in passato, ma non avevo mai inteso ferirla … Ad ogni modo, in retrospettiva, non conta più quello che ho fatto o non fatto, ma il fatto che lei mi abbia perdonato perché mi ama, ed è proprio questo che non puoi perdonarmi, non è così? – aggiunse in tono di sfida.
- Io non l’avrei mai trattata così perché l'amo più della mia vita - rispose l'altro con arroganza.
- E se la amavi tanto perché in passato non hai lottato per il suo amore? – indagò Terry.
- Ho le mie ragioni – rispose Archie schivando lo sguardo di Terry.
- No Archie, non mentire a te stesso. Sii franco per una volta e ammetti la ragione per cui t’impegnasti con Annie invece di lottare per l’amore di Candy – disse l’attore cogliendo il suo interlocutore di sorpresa con quelle argomentazioni.
- Perché me lo chiese Candy! – fu tutto quello che poté dire in sua difesa.
- Bene. E io ruppi con Candy perché lei mi chiese di prendermi cura di Susanna – continuò Terry – Lo vedi che la nostra posizione non è poi così diversa e che io non ho maggiori colpe di te, amico.
Archie tentò di difendersi da quella nuova accusa, ma in fondo comprese che Terry aveva ragione e rimase in silenzio.
- Non mi rispondi, eh Archie? – continuò l’attore in tono più pacato – Mi spiace moltissimo rendermi conto della penosa situazione in cui ti trovi, ma se intendi caricarmi di colpe che non ho, non te lo permetto. Entrambi ci siamo innamorati di lei, abbiamo avuto le nostre opportunità e abbiamo commesso i nostri errori, le cose sono andate in un certo modo e il destino ha favorito me. Ho imparato che l’amore non è una questione di meriti, ma di dare e ricevere – concluse con fermezza.
- È un modo di pensare molto comodo per te! – Archie guardò di nuovo Terry con amarezza.
- - Si, forse risulta comodo, ma non è colpa mia. Devi capire che i fatti semplicemente succedono. Non ho mai inteso farti soffrire con la mia felicità, ma la vita a volte ci porta a questi risultati.
- In ogni caso non chiedermi di essere tuo amico, quando sai cosa penso di te – insistette Archie in tono meno aggressivo.
Per un po' Terry rimase in silenzio. Le ultime parole di Archie gli fecero rimpiangere la sua dura reazione verso di lui. Dopotutto una parte di lui provava simpatia per il dolore del giovane milionario e, dopo una breve pausa, cercò le parole più appropriate da dire.
- Avrei voluto che la situazione fosse stata diversa tra noi – disse finalmente – ma posso dire che spero ancora che le cose cambino un giorno.
- Non posso prometterti niente adesso – replicò Archie con voce roca – ma tu … vedi di farla felice, se non vuoi avere in me un nemico implacabile – concluse volgendo lo sguardo.
- Non hai nessun bisogno di chiederlo. Mi dedicherò a questo ogni giorno della mia vita. Buonanotte Archie – salutò Terry, ritenendo arrivato il momento di porre fine a quella difficile conversazione. Si girò per lasciare la stanza.
- Terence – lo richiamò l’altro, con gli occhi fissi sulle fiamme del camino.
- Si?
- Per favore, fa in modo che lei non sappia nulla dei miei sentimenti - supplicò Archie, ricacciando l’orgoglio.
- Non preoccuparti, il tuo segreto è al sicuro con me, per quel che è in mio potere. Hai la mia parola - rispose con sincerità il giovane attore, rendendosi conto di quanto era stata difficile per Archie quella richiesta.
- Grazie.
Terence annuì, ma prima di avviarsi verso la sua camera decise di aggiungere ancora qualcosa.
- Archie … supera tutto questo … So che da parte mia suona ridicolo, probabilmente sono l’ultima persona al mondo da cui accetteresti un consiglio, ma passare o meno tutta la vita con quest'amarezza dentro dipende solo da te - e con queste ultime parole il giovane bruno uscì dalla stanza lasciando Archie solo con le sue lotte interiori.

CONTINUA


C'era una cosa che era impossibile da fare, ma il Drago non lo sapeva, e la fece.
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Semplicemente meraviglioso.
Grazie mille Kiara, con le tue traduzioni ci regali sempre momenti memorabili.
:mizia: :mizia: :mizia: :mizia: :giusy: :giusy: :giusy: :giusy: :giusy: :giusy: :giusy:

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S'aimer soi-meme,c'est le début d'une histoire d'amour qui va durer toute une vie



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anch'io sono ansiosa di leggere il seguito, ma per carità prendetevi tutto il tempo necessario. anche l'attesa ha il suo fascino. E' una storia bellissima e il tempo che dedicate al forum è impagabile!!!


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view post Posted on 13/12/2013, 00:26           Quote
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CAPITOLO 15
PARTE 3.2
A CASA



Dopo qualche minuto Charles Ellis bevve un altro sorso di caffè e con disappunto constatò che ormai era freddo. Si chinò sulla macchina per scrivere per rileggere l'ultima frase e per la centesima volta si chiese se avrebbe passato tutta la vita a fare lo stesso lavoro inutile. Lavorava per il New York Times e ne era orgoglioso, ma occuparsi della sezione spettacoli non rappresentava la sua idea di carriera interessante. Aveva trent'anni ed era troppo ambizioso per passare il tempo a inseguire donne arroganti, stelline volubili e celebrità effimere. Amava l’arte, ma sognava di fare grandi cose nella sezione politica.
Borbottò una maledizione e continuò a dattilografare con dita veloci, gettando di tanto in tanto un'occhiata agli appunti. Un altro giovane uomo si avvicinò alla scrivania e, rendendosi conto che Ellis, concentrato nel lavoro, non si era accorto di lui, picchiettò sulla superficie di legno con una matita.
- Che c’è, Ruddy? – chiese Ellis senza distogliere lo sguardo dal foglio.
- Ho le informazioni che cercavamo – rispose Ruddy con un bagliore negli occhi verdi.
- Ah no! Di nuovo quel ragazzino presuntuoso! Dobbiamo proprio occuparcene ancora? – chiese Ellis infastidito.
- Temo di si! – affermò il rosso Ruddy, scuotendo le spalle.
- Ma come sai che sarà qui domani mattina? – chiese Charles cancellando un errore nella pagina.
- - Mi ha appena chiamato un mio amico di Chicago. Il ragazzino presuntuoso, come lo chiami tu, sarà qui più o meno alle dieci.
- Ma quando ce ne libereremo? – sospirò Charles stirandosi - Quest’incubo dura da anni!
- Non lamentarti Charlie – obiettò il fotografo – È per merito della prima intervista che lui ti ha concesso che hai questo lavoro.
- Lo so … ma ricorda che intervistare quello scorbutico arrogante non è un compito molto piacevole – ribadì Ellis pulendo gli occhiali con un fazzoletto.
- - Ma tu devi essere nelle sue grazie, visto che non si lascia intervistare da nessun altro.
- Allora, la prima volta è stata una questione di fortuna. Ero nel posto giusto e il tipo era abbastanza sbronzo. E comunque non aveva detto molto - spiegò Ellis – Poi è diventata una specie di abitudine. Si era ricordato di me e di quella prima volta e mi ha riconosciuto in mezzo agli altri giornalisti.
- Ma domani ci saranno tanti dei nostri alla stazione. Non ha rilasciato una sola parola alla stampa da quando è rientrato dalla Francia … e in più c’è quella donna che lo accompagna. Tutti vogliono sapere chi è.
- Come se dovesse importarmi delle storie di quel ragazzino, quando potrei occuparmi di molte altre notizie interessanti – fece Ellis sprezzante.
- Sbaglio, o dici sempre che ti piace come lavora? – chiese Ruddy curioso.
- Non è questo il punto. È un attore dotato, non lo nego, ma è troppo difficile da trattare! - sbottò Ellis esasperato.
- Dai, Charlie, fatti coraggio. E va a letto presto, dovremo essere là prima che arrivi il treno.
- Va bene, sarò là – borbottò Ellis tra i denti, mentre Ruddy si allontanava dall’ufficio.

La mattina seguente Charles Ellis e Rudolph O’Neal aspettavano alla stazione ferroviaria, ma come il secondo aveva previsto, non erano certo gi unici giornalisti a trovarsi lì. Il marciapiede era pieno di inviati della stampa, tutti pronti con macchine fotografiche, luci e blocchi per gli appunti. Il treno era in ritardo, pertanto la folla era nervosa e annoiata, sebbene situazioni del genere non fossero rare nel loro lavoro.
Finalmente il treno arrivò alle dieci e trentacinque e i passeggeri cominciarono lentamente a scendere. I giornalisti attesero pazientemente finché non apparve l’uomo che stavano aspettando. Soprabito nero, abito scuro, espressione arrogante, rivolse alla folla uno sguardo azzurro e freddo, poi si chinò verso la giovane donna dall’abito verde scuro che teneva sottobraccio e le mormorò qualcosa all’orecchio. Il viso della donna era nascosto da un velo di tulle che adornava il cappello.
Poi la coppia s’incamminò lungo il marciapiede seguita da due uomini che portavano i bagagli, e dal gruppo di giornalisti che cominciava a tempestarla di domande. L’uomo camminava con disinvoltura senza curarsi di rispondere alle domande, mentre i flash delle macchine fotografiche investivano lui e la sua accompagnatrice. Come il resto dei colleghi Ellis spingeva quelli che aveva davanti ogni volta che ne aveva la possibilità, gridando qualche domanda, mentre Ruddy faceva di tutto per ottenere una buona foto.
Il gruppetto arrivò a una via dove un’auto era in attesa. L’autista aprì la portiera ma, prima che la donna potesse salire, il giovane si voltò e si rivolse ai giornalisti.
- Qual era la domanda signori? – chiese con nonchalance, come se non avesse compreso molto bene.
- Quando la vedremo ancora sul palco, signor Granchester?
- Cos'è andato a fare nell'Illinois?
- Chi è la signora che la accompagna?
Il giovane fece un lieve sorriso che spiazzò i giornalisti, che si aspettavano reazioni brusche e arroganti da parte dell'attore.
- Mi è andata bene, sono solo tre domande – L'uditorio si fece muto - La prima: reciterò in un nuovo lavoro il prossimo febbraio, ma al riguardo dovete chiedere a Robert Hathaway. Seconda: sono stato in Illinois per un motivo normalissimo, trascorrere le feste con alcuni amici. Quanto alla signora che mi accompagna - per un attimo fissò la giovane che posava la mano sul suo braccio - mi onora con l'essere mia moglie. E questo tutto signori - Subito dopo aiutò la donna ad accomodarsi sul sedile dell'auto e la seguì immediatamente, ignorando la valanga di domande che seguiva.
L’auto cominciò a muoversi lentamente tra la calca. Gli inviati della stampa continuavano ad assieparsi contro il veicolo, pur sapendo di non poter ottenere molte altre informazioni in quel momento. Improvvisamente il finestrino dell'auto si abbassò proprio in faccia ad Ellis che colse l'occasione per rivolgere un'altra domanda alla donna all'interno.
- Il suo nome, signora, per favore!
La giovane sollevò il velo con grazia, consentendo al giornalista di vedere gli occhi verdi e il luminoso sorriso.
- Candy – rispose semplicemente, poi l’auto accelerò allontanandosi dal gruppo.
Ellis e O’Neal si fermarono per recuperare il fiato, ormai provati dallo sforzo di spingere, correre e gridare nello stesso tempo.
Sei riuscito a fotografarla, Ruddy? – chiese Ellis con voce strozzata.
- Ma certo! Appena in tempo, quando ha scoperto il viso, decisamente molto bello. Il ragazzaccio presuntuoso ha buon gusto - rispose il fotografo sorridendo.
- Molto bene. Di corsa in ufficio - disse il giornalista ignorando l'ultimo commento del compagno.
- Sai Charlie – commentò ancora Ruddy avviandosi verso il punto dove Charles aveva lasciato la sua Ford T - non ci crederai, ma io credo di averla già vista.
- Sul serio? Dove? Verrebbe fuori un articolo incredibile se avessimo i dettagli sulle sue origini.
- Credo faccia parte di un’importante famiglia di Chicago – disse Ruddy grattandosi la nuca e cercando di ricordare il periodo in cui aveva lavorato in quella città.
- Ma sei sicuro? - fece Ellis eccitato mentre avviava il motore
- Lasciami solo controllare le mie carte. Devo avere qualche foto della ragazza che ho in mente. Potremo confrontarla.
- Benissimo. Andiamo a casa tua a vedere.
- Ehi! Voglio prima mangiare qualcosa! Non ho fatto tempo a far colazione! – protestò Ruddy.
- Scordatelo. Dobbiamo avere l’articolo pronto per il supplemento – disse seccamente Charlie.
- Maledizione! Che lavoro di merda!

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Nella residenza dei Legan il veglione di Capodanno era appena terminato. Nella sala dei ricevimenti e in giardino regnava il più assoluto disordine, dappertutto erano coriandoli e stelle filanti. Lo champagne aveva fluito liberamente nei bicchieri, e come logica conseguenza tonnellate di spazzatura e corpi in stato di incoscienza di qualche invitato si alternavano sul pavimento.
Iriza si svegliò molto tardi, ben oltre mezzogiorno, con un terribile mal di testa che le martellava le tempie. Si sollevò a sedere sul letto, allungò una mano per suonare un campanello e immediatamente comparve la cameriera con l’infuso che la padrona era solita prendere per i postumi di una sbornia. Iriza guardò la propria immagine riflessa nello specchio e ricordò di aver aspettato invano Archie tutta la notte. Il giovane non si era mai fatto vedere e quest’affronto l’aveva messa nel peggiore degli umori. Aveva passato ore ad agghindarsi per apparire al massimo del suo splendore e tentare la conquista del cugino, che da quando era libero, nonché membro più potente della famiglia, era il suo nuovo obiettivo.
“Mio caro Archie, sei quello che io chiamo un partito eccellente. Non mi arrenderò tanto facilmente. Questo è stato solo il primo tentativo” pensò, alzandosi dal letto per indossare la vestaglia di seta. Poi, con una copia del New York Times in una mano e un bicchiere di infuso nell'altra, uscì dalla camera. - Felice anno nuovo, fratello – disse ad alta voce irrompendo nella camera di Neal ancora avvolta nell’oscurità.
- Non potresti parlar piano? – rispose una rauca voce maschile proveniente dal letto.
- Dai, Neal, svegliati e prendi un po’ di questo – rispose lei sedendo sul letto e porgendo il bicchiere di tisana al fratello che accettò di buon grado – È arrivato il 1919. Sarà il mio anno fortunato, vedrai. Mi sposerò molto presto.
- È quello che hai detto l’anno scorso – rispose Neal ironicamente.
- Stupido! – bofonchiò Iriza – dovresti pensare anche tu a sposarti.
Senza rispondere il giovane restituì alla sorella il bicchiere vuoto, si alzò e andò verso la stanza da bagno. Alzò il volto verso lo specchio e ancora una volta lo stesso pensiero gli corse alla mente. La guerra era terminata da quasi due mesi ma ancora non aveva alcuna notizia di Candy. Ne aveva accennato ad Albert, ma lo zio era stato piuttosto evasivo. “Dove sarà?” continuava a chiedersi, e quell’incertezza lo faceva impazzire.
Cercò di richiamare alla mente l’immagine sempre più evanescente degli occhi della ragazza. Ancora tre mesi e sarebbero stati due anni dall’ultima volta che l’aveva vista. Se il ricordo dello sguardo andava via via dileguandosi, non era purtroppo così per i sentimenti più vivi che mai che la giovane ancora gli ispirava. Strofinandosi energicamente con l’asciugamano si chiese per la milionesima volta come si poteva odiare e amare una donna nello stesso tempo con tanta intensità.
“Sei un idiota malato e ossessionato!” si disse fra sé guardandosi allo specchio. "Forse” si rispose in una sorta di dialogo interiore, mentre la sorella continuava a cicalare nella stanza accanto “ma la colpa è tutta sua. Respingendomi non ha fatto altro che stuzzicarmi ancora di più. Quando tornerai t’inseguirò fino alla morte, Candy. Con Albert lontano sarà tutto più facile”.
Completamente estranea ai pensieri del fratello, Iriza leggeva tranquillamente il giornale, saltando distrattamente di articolo in articolo, finché un paio di foto sul supplemento non richiamarono la sua attenzione. Riconoscendo le persone delle immagini impallidì violentemente.
- Maledetta bastarda! – gridò con voce stridula – Ha ottenuto quello che voleva alla fine, quell’orfana morta di fame!
- Ehi! Che cos’hai Iriza? – chiese Neal infastidito dalle grida della donna – Ti avevo chiesto di parlare piano. Ho un’emicrania terribile.
- Vuoi sapere che cos'ho? – continuò Iriza nello stesso tono – Leggi qui quello che ha fatto la tua cara bastarda. Ha avuto molto da fare, questo è evidente – disse la donna mettendo il giornale in mano al fratello.
Neal lo prese con mani tremanti e gli occhi gli caddero sull’immagine di Candy elegantemente vestita al braccio di Terence. Il viso era coperto dalla veletta del cappello, ma non c'era alcun dubbio sull'identità della donna, che appariva sorridente in primo piano in un’altra foto.
“Due ‘enfants terribles’ uniti dal destino. Terence Granchester sorprende tutte le ammiratrici sposando segretamente un’eccentrica ereditiera di Chicago” era il titolo di testa.
- Non può essere vero! – gridò Neal scagliando violentemente il giornale sul pavimento – Come ha potuto farlo? Miserabile! – disse rivolgendosi alla sorella che camminava furiosamente da un lato all’altro della camera.
- Di cosa ti stupisci, fratello? È sempre stata una vera strega! Deve aver trovato Terry solo, vulnerabile …
- Mi riferivo a quel bastardo di Terence! – ringhiò Neal.
- Non cambia niente! Sono due miserabili bastardi! – tagliò corto la donna gettandosi su un divano – Dovevo essere io al suo posto! – sibilò con amarezza – Ti rendi conto di cosa significa questo?
- Certo! Quell’inglese idiota va a letto con la donna che voglio! – proferì Neal in preda all’ira.
- Non m’importa un accidente! – gridò Iriza furiosa per la mancanza di comprensione del fratello - Il padre di Terence è morto un paio d'anni fa e non gli ha lasciato solo una parte del patrimonio, ma anche un titolo nobiliare! Adesso l’orfana della Casa di Pony è una Lady! Dovevo esserlo io! … Neal, che stai facendo? – chiese vedendo il fratello formare freneticamente un numero al telefono.
- Chiamo Buzzy per farmi portare un'altra dose. Credo di averne bisogno.
- Digli anche che stanotte sono disponibile. Devo scordarmi di tutto questo!
- Prendi un whisky sorella. Per un po’ ti farà bene – le offrì il giovane versando preparando due bicchieri. Neal sapeva che quella soluzione era effimera.

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- “Due enfants terribles uniti dal destino” - lesse ad alta voce Terry ridendo e reggendo una tazza di tè – Davvero divertente questo Ellis! Gli piacciono i titoli altisonanti!
- Conosci chi ha scritto l’articolo? – chiese Candy mentre cercava di sistemare i riccioli indomabili. La coppia si trovava sul letto e aveva appena terminato la colazione.
- Si, lo conosco da molto tempo. È un brav’uomo, anche se temo di averlo fatto impazzire tutte le volte che mi ha intervistato. Ma è l’unico giornalista di cui mi fido – rispose fissando la giovane donna al suo fianco, giudicandola incantevole nel suo negligé color glicine.
- E si può sapere perché? – chiese Candy curiosa appoggiando il mento sulla spalla del marito.
- Diciamo che una volta ha avuto la correttezza di non pubblicare delle cose che avevo detto in un momento in cui ero completamente ubriaco – rispose Terry abbandonandosi alle carezze della moglie sul collo.
- - È stato bello da parte sua!
- Si, ma adesso vedo qualcosa di molto più bello – rispose posando la tazzina vuota e il giornale sul comodino - Vieni qui! - le ordinò dolcemente aprendole le braccia. Candy non lo fece aspettare.
- Buon Anno! – disse la giovane rotolandosi con lui tra le coperte.
- E anche buon anniversario – rispose Terry tra i baci.

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Si avvicinava la fine di febbraio e Terence, ormai prossimo a ricomparire sulle scene, era sempre più nervoso e irritabile. Avrebbe esordito in una commedia, genere che non aveva approfondito tanto quanto la tragedia, e si sentiva oppresso da un fastidioso senso di insicurezza. Eppure Robert Hathaway e gli altri colleghi erano più che soddisfatti di lui. Benjamin Maddox, un nuovo macchinista turbato dai violenti scatti d'ira del giovane attore, chiese un giorno come riuscivano a sopportare un temperamento simile.
Oh no! Questo non è niente! – rispose un suo collega – Avresti dovuto vederlo prima! Allora si che era un inferno! Non gli andava mai bene niente. Adesso è molto più tranquillo. È un po’ nervoso per la prima, ma gli passerà.
- Allora mi rallegro di non averlo conosciuto prima! – rise Benjamin.
Ma i membri della compagnia Stratford non erano i soli a notare miglioramenti nel carattere del giovane. Chi ne godeva di più era il personale di servizio di casa sua. Non solo il loro padrone era più garbato, ma soprattutto non dovevano più trattare direttamente con lui, specialmente nei suoi momenti peggiori.
Era interessante vedere come una piccola donna, la giovane signora Granchester, sapeva tenere il controllo della situazione con mano gentile. Nonostante la sua inesperienza come padrona di casa, Candy si era prontamente adattata alla nuova vita e, con atteggiamento aperto, dimostrò di voler imparare dai cinque addetti al servizio, considerandoli suoi pari e compagni di lavoro. I servitori sentirono subito il cambiamento e, come facevano sempre tutti, si arresero al carisma di Candy, ben felici nel rendersi conto che da quel momento avrebbero trattato con quella simpatica giovane invece che con lo scorbutico marito.
Bess e Lorie, rispettivamente cuoca e cameriera, conoscevano bene la curiosa routine. Il giovane signor Granchester tornava a casa lanciando maledizioni verso qualcosa che al lavoro non era andato come doveva. La sposa lo salutava con un sorriso, ignorando la collera del marito, e il furore cominciava lentamente a placarsi. In silenzio poi l'uomo andava verso il suo studio e per un po' rimaneva solo, finché la moglie gli portava personalmente il tè, esonerando la cameriera da quel temibile compito. I servitori non si curavano di quello che avveniva dentro quella stanza, l’importante era il risultato e, alla fine del misterioso processo, il giovane padrone compariva in sala da pranzo più tranquillo e perfino cortese.
In quei giorni, orami frequenti , in cui Terence era di buon umore, i servitori scoprirono che il padrone poteva essere una persona molto piacevole. Era evidente che la signora Granchester sapeva come muovere le fila del cuore del marito.
- È commovente vedere come la ama! – commentò un giorno in cucina Bess con Lorie.
- È vero – sorrise la cameriera - credo di non averlo mai visto innamorato prima.
E così passavano i giorni al civico 25 di Columbus Drive.
In quel periodo Annie fece visita all’amica per raccontarle della sua rottura con Archibald. Candy non poteva credere al modo di reagire della vecchia amica. Dapprincipio si sentì molto preoccupata per Annie, ma la giovane bruna sembrava così sicura ed entusiasta dei suoi nuovi progetti che Candy finì per rendersi che l’amica d’infanzia era molto maturata e pronta a prendere in mano le redini della sua vita.

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Annie si fermò a New York soltanto una settimana, poi prese le valigie, salutò i Granchester e il padre che l’aveva accompagnata da Chicago, e salì su una nave per cominciare il lungo viaggio verso l’Italia. Una settimana dopo Albert fece lo stesso, iniziando una nuova avventura che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Con due delle persone più importanti della sua vita così lontane si sarebbe potuto credere che la felicità di Candy fosse destinata a offuscarsi. Ma non era così, aveva una nuova ragione per continuare a credere in un avvenire radioso, si trattava solo di aspettare il momento giusto per condividere le magnifiche novità che aveva in serbo. L'occasione si presentò una certa sera dopo cena.
- E questo cos’è? – chiese al marito rovistando le tasche di una giacca per mandarla in lavanderia. Terry guardò la busta tra le mani di Candy e non poté trattenere un moto di fastidio.
- Qualcosa che preferirei ignorare – rispose con indifferenza mentre usciva dalla doccia – È un invito per uno di quei ricevimenti tremendamente noiosi di Walter Hirschmann, un vecchio critico ancor più noioso delle sue stesse feste.
- Capisco … devo gettarlo via? – chiese Candy, ma vedendolo esitare intuì che nonostante la repulsione quella festa doveva essere piuttosto importante – O … c’è qualcos’altro che non mi dici?
- Veramente si … - rispose lui allungandosi sul letto – Questo tizio è un critico di cui … diciamo … ho rifiutato parecchi inviti in passato.
- Vuoi dire che lo hai snobbato troppe volte! – disse Candy rimarcando le parole.
- D’accordo, l’ho snobbato, mettiamola pure così.
- E non potrebbe essere dannoso per la tua carriera trattare così un critico importante? – chiese curiosa la giovane.
- Ecco che parli come Robert e mia madre! Chissà perché te ne ho parlato! - fece il giovane.
Candy poteva percepire nettamente quanto Terry fosse combattuto e, nell’intento di rasserenarlo, sedette accanto a lui scostando la ciocca di capelli che gli copriva gli occhi.
È davvero così insopportabile questo Hirschmann? – mormorò con dolcezza – Forse dovresti dargli una possibilità ed evitare altri problemi. Questo non significa che reciterai solo per compiacere lui. Si tratterebbe solo di fargli una cortesia. Non ti dovrai certo trattenere tutta la notte. O si?
Il marito la guardò non molto convinto, ma Candy sentì che era sul punto di arrendersi, così andò avanti e aprì la busta.
- Guarda, l’invito è rivolto anche a me, davvero gentile da parte sua! – disse sorridendo – Dai, Terry! Potrebbe essere divertente, non si sa mai. Dai, dì che accettiamo.
- Ed io cosa ottengo in cambio? – chiese maliziosamente, cominciando a trovare il lato piacevole di tutta la faccenda.
Candy osservò la data dell’invito e scoprì che si accordava perfettamente ai suoi piani.
- Oh oh! Hai visto che la festa è il giorno della prima? – chiese con sorriso accattivante.
- Naturalmente! Quell’esecrabile vecchiaccio vuole vedermi soffrire davanti a lui! Ma non cambiar discorso, dimmi cosa ottengo in cambio.
- Ti farò una sorpresa quella sera, ma non l’avrai finché non saremo di ritorno dalla festa … a un ‘ora ragionevole di modo che i nostri anfitrioni non si sentano offesi – spiegò la giovane.
- Una sorpresa che mi piacerà? – chiese lui dubbioso.
- Ehm ... spero che ti piaccia - rispose Candy. Finalmente Terence accettò il patto, poi dimenticò completamente la questione per dedicarsi a occupazioni di gran lunga più piacevoli.
Arrivò il giorno tanto atteso, e nonostante le ansie di Terry tutto andò alla perfezione. Come sempre il suo talento in palcoscenico abbagliò tutti, il suo Petruccio fu accolto con enorme entusiasmo. Non ne era consapevole, ma la sua recitazione rifletteva una nuova maturità che l’esigente pubblico newyorkese non mancò di cogliere e apprezzare. Quando il sipario si alzò l'ultima volta per permettere agli attori di ringraziare per la prolungata ovazione, Terry alzò lo sguardo verso il palchetto di Eleanor e Candy che raggianti in viso si univano all'applauso. Lo sguardo della giovane incontrò quello del marito rivelandogli tutto l'orgoglio che provava per lui. Le preoccupazioni per la festa di Hirschmann furono temporaneamente dimenticate.
Quella stessa notte Candy scoprì che il giudizio di Terence sul signor Hirschmann era azzeccato: quell’uomo era davvero noioso, snob e affettato, però conosceva molta gente interessante che rendeva vivaci e animate le sue feste. La signora Hirschmann, in opposto al marito una piacevole donna di mezza età forse un po’ troppo giovane rispetto a lui, era irresistibilmente attratta dalla novità di quella stagione di Broadway, in altre parole la giovane signora Granchester. Candy catturò l'attenzione degli invitati dal primo momento in cui mise piede nella sala d'ingresso e verso mezzanotte Terry si era ormai persuaso che la serata era decisamente migliore di come si era aspettato. La coppia ballò a lungo, godendo della libertà di stare vicini in mezzo alla gente. Il giovane attore si scoprì a non guardare con impazienza l’orologio come era solito fare in quel tipo di eventi, quelle rare volte in cui acconsentiva a partecipare. Quando lo fece vide che era ora di rincasare.
Era stata una giornata faticosa e quando a tarda ora arrivarono a casa, Terry si lasciò letteralmente crollare sulla poltrona preferita. La giovane donna sedette al tavolino da toletta per togliere i gioielli. Per un attimo il suo sguardo indugiò sulla collana di brillanti, dono di Capodanno del marito, poi la ripose in un cofanetto. Continuò togliendo le forcine che le sostenevano la pettinatura, liberando a poco a poco i biondi ricci. Seduto accanto al camino Terry osservava divertito il rituale femminile, ammirando il seducente contrasto tra il candore della pelle della moglie e i riflessi di raso nero del vestito merlettato. E tuttavia una domanda lo stava consumando dentro, mentre la lentezza di Candy lo esasperava.
La giovane sembrava ignorare l’impazienza di Terry e continuava le sue occupazioni commentando la festa e lo spettacolo. Il marito rispondeva distrattamente, da una parte tormentato dalla curiosità per la fatidica sorpresa che gli era stata promessa e da un'altra perdendosi nella visione della giovane sposa mentre con gesti naturali si spogliava di fronte a lui. Mai avrebbe voluto far mostra della sua ansia.
Candy entrò in bagno e non ne uscì che alcuni minuti dopo, profumando di rose fresche e indossando una vestaglia bianca. Sostò sull'entrata della camera, osservando Terry ancora in frac, con l'impazienza disegnata sui lineamenti alteri. Rise tra sé pensando che era ormai il momento di liberarlo dalla curiosità che lo tormentava e finalmente andò verso di lui accomodandosi sulle sue ginocchia.
- Allora, vuoi finalmente ripagarmi dell’enorme sacrificio che ho fatto per te stasera?
- Ah, già … - rispose Candy con atteggiamento distratto – È davvero urgente conoscere la tua sorpresa proprio adesso? – chiese divertendosi ai lampi di fuoco che le lanciavano le pupille verdeazzurro di lui.
- Non mi verrai a dire che non ce l’hai! È così? – rispose lui con un moto di delusione, e Candy non poté non pensare quando infantile potesse essere a volte.
- Beh, si e no – sorrise la donna, disfacendogli il nodo della cravatta.
- Adesso basta! Così non va! Ho fatto quello che hai voluto e adesso voglio il mio premio! – insistette, non sapendo se arrabbiarsi o eccitarsi al contatto del viso e del corpo della moglie, e al profumo di fragola del suo alito.
Il giovane osservò il brillio negli occhi color smeraldo della moglie e cominciò a sospettare di esser vittima di un tranello.
- Penso che tu mi abbia mentito! – sbottò deluso.
- Non è vero – sorrise la donna decidendo in quel momento che l'aveva fatto soffrire abbastanza - Ho qui una parte della tua sorpresa, il resto verrà dopo - con queste ultime parole Candy si alzò in piedi e andò verso la toletta, aprì un cassetto e ne trasse una grande busta che porse al marito.
Terry osservò i timbri postali e vide che la busta proveniva dall’Inghilterra. Lanciò uno sguardo interrogativo alla moglie che lo incoraggiò ad aprire la busta. Il giovane attore trovò un manoscritto accuratamente piegato, raffigurante un albero genealogico interminabile che risaliva al 1660, con la nascita di Giorgio I, il primo degli Hannover a giungere al trono d’Inghilterra nel 1714. Il casato dei Granchester era uno dei rami di questa linea che terminava con Richard Granchester e i suoi quattro figli.
- Mio padre insisteva sempre perché imparassi a memoria queste cose – commentò Terry sollevando lo sguardo dal foglio – perché ce l’hai?
- Ho scritto al signor Stewart chiedendogli di inviarmi il tuo albero genealogico.
- Volevi sapere tutto delle mie oscure origini, vero? – scherzò Terry – Però me lo potevi domandare. Sono in grado di raccontarti tutta la storia completa, con i vari Giorgio, Guglielmo ed Edoardo, inclusa la mia prozia, la regina Vittoria, e di quello stoccafisso di mio zio Giorgio V, re di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Imperatore delle Indie e uomo più noioso sulla faccia della terra. Di sicuro un racconto abbastanza arido l’’avvertì.

- Non posso dire di adorare la famiglia di tuo padre – rise nuovamente Candy – ma ti sbagli. Non sono curiosa del tuo passato, volevo invece darti l’albero genealogico come regalo – spiegò riprendendo posto sulle ginocchia dell'uomo - perché è arrivato il nostro turno di contribuire alla discendenza, per quanto tu non sia così orgoglioso del tuo lignaggio. E qui viene l'altra parte della sorpresa.
- Cosa vuoi dire? – chiese il giovane confuso.
- Bene, in quest’albero genealogico c’è ancora posto per altri discendenti – disse la giovane indicando il foglio – Tra qualche mese aggiungeremo un nome al casato dei Granchester. Anche se, essendo figlio nostro, non credo sarà un buon aristocratico.
Il giovane ammutolì mentre le parole di Candy risuonavano nella sua mente faticando ad assumere il loro pieno significato. Guardò il viso della donna memorizzandone l'espressione di quel momento, e infine comprese tutto in un’esplosione di gioia mai provata prima.
- Vuoi dire che … - balbettò.
- Si – sussurrò lei posando la fronte su quella di lui – Saremo genitori! È questo il mio regalo! Congratulazioni per lo spettacolo di stasera, Terence!
- Ma sei … sei sicura?... – balbettò ancora, incapace di afferrare l’idea di esser padre in tutta la sua portata.
- Assolutamente. Il dottore ha confermato i miei sospetti proprio ieri l’altro – spiegò – Allora, sei felice? – indagò, non sapendo bene come interpretare l'espressione dubbiosa di lui.
- Felice? – fece lui cominciando a ridere convulsamente – Non so ancora se ce la farò a reggere tanta felicità, Tuttelentiggini! Sono le più belle notizie che abbia mai ricevuto! - concluse prendendo la moglie tra le braccia facendola dolcemente volteggiare finché entrambi non crollarono sul letto.
- Ehi! – protestò lei tra le risa – Adesso devi stare più attento! - lo rimproverò affettuosamente e Terry la liberò di scatto dall’abbraccio scostandosi, non sapendo come reagire.
- Io … scusami … non sono mai stato … sposato con una donna incinta! – disse allarmato.
- Beh, neanch’io cono mai stata incinta prima d’ora – sorrise Candy rassicurandolo – ma impareremo insieme. Anche se … non c’è nessun bisogno che tu sia tanto “attento”, Terry – disse con fare ammiccante. Terry capì e un secondo dopo un sapore di cannella ben conosciuto invadeva la bocca di Candy.
- Posso chiedere una cosa? – biascicò lui colto da un dubbio nel bel mezzo dell’abbraccio.
- Si.
- - Mi avresti dato queste notizie anche se non fossimo andati alla festa di Hirschmann, non è così?
- Certo! – rise lei smascherata – Te l’avrei comunque detto oggi. Non volevo dire niente prima di essere sicura. Però non sei pentito di esser andato alla festa. O si?
- Non dovrei dartela vinta tanto facilmente, bugiarda impenitente che non sei altro, ma questa notte potrei perdonarti tutto – disse Terry seppellendo per sempre la questione con un altro bacio e Candy rispose slacciandosi la vestaglia, unica copertura sulle sue nudità.
Perduto nell'estasi dell' interscambio sensuale e pervaso dalla gioia tutta nuova del sogno di una famiglia con Candy che si stava avverando, Terry dimenticò completamente le preoccupazioni sulle recensioni che sarebbero apparse sui giornali del giorno dopo, cosa mai successa in una notte seguente a una prima.

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Candy terminò il bagno, asciugò accuratamente i lunghi capelli ricci, indossò una camicetta bianca di cotone dai bordi ricamanti che facevano pendant con la gonna rosa che aveva scelto. Il progetto di trovare lavoro in un ospedale o in una clinica era stato momentaneamente accantonato a causa della gravidanza, e Candy pensava che per ora era meglio dedicarsi al ruolo di moglie e madre. Tuttavia non si annoiava per niente, Fort Lee in primavera poteva essere stupendo, e la giovane ne approfittava a piene mani. Dopo aver aiutato Bess e Lorie nelle incombenze domestiche, usciva a passeggiare lungo le rive dell’Hudson e rientrava a casa per dedicare un po’ di tempo a se stessa, prima del ritorno del marito.
Osservò la sua immagine riflessa ammirando la curva crescente del ventre. Le guance avevano completamente recuperato il colore abituale e una nuova luce le brillava negli occhi. Dentro di lei si svolgeva un nuovo dialogo tra lei e la vita che stava per dare alla luce, un dialogo che non comprendeva appieno, ma di cui godeva con tutte le sue forze. Le piaceva molto sedersi nel salotto per ammirare il tramonto sugli stagni che circondavano il vicinato e, contemplando il tranquillo paesaggio attraverso la finestra, si abbandonava al linguaggio silenzioso che condivideva con la sua creatura.

vyon



Un riccio ribelle sfuggì al nastro rosa che sosteneva i capelli in una coda di cavallo, e distrattamente lo scostò dalla fronte. Sospirò ricordando che tra qualche giorno sarebbe stato il suo ventunesimo compleanno. Sapeva che la vita avrebbe avuto in serbo per lei ancora molte cose, alcune belle altre meno, ma in quel sereno pomeriggio si sentiva talmente appagata che tutte le pene che il futuro avrebbe potuto portarle apparivano insignificanti al suo cuore fiducioso.
Teneva tra le mani la posta della settimana. Notizie dall’Italia, dalla Nigeria, dalla Francia, da Chicago, da Lakewood e dalla Casa di Pony, tutte recanti auguri per il suo compleanno. Ogni riga le recava l’amore di quelle persone che per lei erano estremamente care e importanti. Lesse nuovamente le lettere una per una, spiegando alla sua creatura chi era ognuna di quelle persone. Poi prese la copia di un nuovo copione teatrale posata su una vicina mensola. Cominciò a leggere ...
Incontri di Terence Graham Granchester

FINE




E qui termina il corpo principale della fan fiction. Ma come probabilmente la maggior parte di voi sa, Alys Avalos ha scritto ben quattro epiloghi di questa meravigliosa novella, praticamente un seguito ... e chi legge per la prima volta vuole sapere di più sulla vita insieme di Candy e Terence, perchè il matrimonio non è un punto d'arrivo, ma un punto di partenza! E naturalmente siamo curiosi di conoscere il destino ancora incompiuto di Albert, Annie, Archie, Flanny, Yves ... e naturalmente, cosa ci sarà in quel copione, "Incontri"? beh ci arriveremo. Un po' alla volta ... il viaggio è sempre appassionante. GRazie a chi ha collaborato e collaborerà ancora con me, grazie per il supporto che mi avete dimostrato fin qui e grazie soprattutto dell'infinita pazienza per i miei "tempi". E grazie soprattutto ad Alys, la cui fan fiction, nonostante gli anni, ancora riesce a incantare :giusy: :giusy: :giusy: Kiara

C'era una cosa che era impossibile da fare, ma il Drago non lo sapeva, e la fece.
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view post Posted on 27/2/2014, 11:04           Quote
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questa ff è semplicemente meravigliosa!! Grazie per il lavoro immane :***


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view post Posted on 5/3/2014, 13:01           Quote
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è grandiosa....l'incontro tra Candy e Terry in quelle circostanze mi ha messo i brividi.....quando si sono incontrati i loro occhi....cosa hanno provato....le braccia di lui che la cingono dopo averle messo il suo cappotto sulle sue spalle..lei che è stata sola per tutto quel tempo e adesso si sentiva protetta e sicura con le sue braccia che la proteggono... :triste4.gif: adoro la frase che spesso si ripete e cioè che tra le braccia di Terence sentiva di essere arrivata a casa dopo un lungo viaggio......forse perchè ho provato questa sensazione ma è vera, vera vera.... :love10.gif: :love10.gif: :love28.gif:

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